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Leggende metropolitane genovesi, il fantasma dell’appennino

Le leggende metropolitane nascono, proprio in base alla loro stessa definizione, in contesti urbani contemporanei.

A generarle sono voci che si diffondono rapidamente senza alcun riscontro reale sui più disparati argomenti. Le città principali dove si registrano le più importanti leggende di questo tipo sono le grandi metropoli americane come New York, New Orelans, e Los Angeles mentre in Europa Parigi, Mosca e Londra sono quelle più  attraversate dalle leggende. In cosa consistono queste storie? Ce ne sono di diverse e hanno nature tra le più disparate: dal coccodrillo albino che vive nelle fogne di New York, alla ragazza bellissima che seduce un marito modello e il giorno dopo lascia all’occasionale compagno il messaggio: “Benvenuto anche tu nell’infernale mondo dell’Aids”, passando dalla macchina o furgone di colore nero che si aggira per Mosca e al cui interno ci sarebbero uomini misteriosi pronti a rapire le persone per strada per sottrarre loro fegato e reni da vendere al mercato degli organi.

Non mancano leggende particolarmente tecnologiche come il videogioco che provocava forti disturbi nervosi e ritirato frettolosamente dal mercato. Ci sono anche i fantasmi: quello più affascinante è  quello della bambina che va al campo scout a chiedere biscotti. Dopo qualche giorno diventa amica di tutti i ragazzi dell’accampamento, ma quando il capo scout va in paese per fare rifornimento scopre un‘inquietante verità: al muro di un negozio è affissa una foto della stessa bambina e il ragazzo chiede di chi si tratta perché lui la conosce bene in quanto va spesso in visita nel loro campo. Il padrone del locale si commuove e gli risponde che è impossibile perché la bambina è sua figlia ed è morta da due anni.

Proprio sulle leggende metropolitane legate ai fantasmi troviamo una bella storia con diverse ramificazioni legate al territorio ligure e in particolar modo all’autostrada A26, la Voltri – Gravellona Toce con la diramazione per Santhià. L’autostrada è nota anche come autostrada dei trafori ed è pensata principalmente per collegare il porto di Genova ai principali valichi alpini.

Questo tratto che attraversa l’appennino ligure è spesso interessato dalla nebbia e da quando è stato costruito ha praticamente bypassato tutta la rete di collegamenti precedenti, le cosiddette “camionali” ai margini delle quali erano fiorite nei decenni precedenti attività commerciali fruttuose e numerose locande e osterie per rifocillare i viaggiatori e cadute in disgrazia con la costruzione della nuova strada.

Per qualche ragione l’autostrada nel tempo ha conquistato la fama di essere “maledetta” e secondo le leggende metropolitane sarebbero diversi i fenomeni paranormali segnalati su questo tratto. Il più banale è quello dei viaggiatori che passando vedono un uomo intento a gettarsi da un viadotto. Partono le telefonate ai vigili del fuoco che una volta sul luogo non trovano nessuno salvo riscontrare che in passato, anni prima, proprio in quel punto era avvenuto un suicidio. Ma non è l’unico episodio legato a una leggenda metropolitana che si riscontra a diverse latitudini e con sfumature diverse.

La storia più clamorosa e affascinante è quella dell’autostoppista. Si tratta come dicevamo di una variante di mille altre di questo genere ma nel caso è riportata così: un automobilista nota s una ragazza che cammina sul ciglio della strada. È sera e per di più in autostrada è estremamente pericoloso oltre che vietato transitare a piedi. Il viaggiatore si ferma e chiede alla ragazza se ha bisogno di aiuto e la fa salire in auto. Lei è in stato confusionale e chiede al suo soccorritore di portarla a casa, dato che non abita distante da lì. Quindi l’auto prende la prima uscita (il casello non è specificato) e dopo una ventina di minuti di strada in aperta campagna, la ragazza indica un casolare che sarebbe la sua abitazione. Una volta arrivata scende e ringrazia l’automobilista che riparte. L’uomo arrivato a destinazione si accorge che la ragazza ha dimenticato la sua giacca in auto e allora decide che non appena avrà un po’ di tempo, visto che sa dove abita, gliela riporterà. Quel giorno percorre in largo e in lungo le campagne dove era passato quella notte ma non vede il casolare. Una volta arrivato sul punto dove riteneva di aver lasciato la ragazza al posto della casa trova un cippo dedicato alla memoria di persone uccise dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Tra le fotografie delle vittime riconosce incredibilmente il volto della persona che stava cercando.

 

Queste è una delle innumerevoli varianti della leggende dell’”autostoppista fantasma”. In questo caso si colora del vissuto passato dei posti attraversati dall’autostrada dove infuriò la guerra e soprattutto la sanguinosa serie di scontri tra partigiani e nazifascisti con le rappresaglie di questi ultimi nei confronti dei civili. La storia talmente diffusa che l’archetipo parla pure del nome della ragazza, Teresa Fidalgo. Si tratta, ovviamente, di una leggenda ma se viaggiate sulla A26 tenete bene gli occhi aperti e non date passaggi agli sconosciuti…

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